9 Aprile 2016 by aias casoria in News
L’autismo, noto come disturbo generalizzato dello sviluppo, è una sindrome di natura neurobiologica difficile da diagnosticare. Le cause risultano ancora molto incerte. I disturbi dello spettro autistico sono di natura eterogenea, per gravità e tipologia, e producono difficoltà nella comunicazione e nei rapporti relazionali, con compromissione anche del linguaggio. La disabilità intellettiva può manifestarsi in gradi diversi con disturbi motori e cognitivi. I comportamenti possono risultare impacciati e stereotipati fino a forme di autolesionismo e di aggressività. Questo stato oltre ad arrecare, ai soggetti interessati, un senso di estraneità e di disorientamento, genera nelle loro famiglie una condizione di isolamento sociale. Il silenzio delle istituzioni, la carenza dei servizi e la mancanza di sensibilità, sul piano sociale e culturale, condannano, spesso, le famiglie ad affrontare in solitudine una condizione difficile da gestire, soprattutto in termini di cura e di tempo. Ai bambini andrebbe quanto più presto diagnosticato il disturbo per intraprendere un percorso che ne migliori l’autonomia. Innanzitutto l’inserimento scolastico e l’inclusione diventano due aspetti fondamentali, nel rispetto del principio delle pari opportunità, se non si vuole condannare, poi, l’adulto autistico ad un completo isolamento sociale. Tuttavia, visto la difficoltà di gestione della problematica, si registrano ancora pregiudizievoli resistenze all’integrazione, alimentate anche dalla carenza di risorse materiali ed umane disponibili. Questa condizione spinge molti genitori a fondare o ad aderire ad associazioni per garantire tutela e dignità alla persona, per consentire ai propri figli un’educazione specializzata ed un’assistenza sanitaria e sociale che ne consenta l’emancipazione in termini di indipendenza e di libertà. Ciò che va cambiato è innanzitutto l’atteggiamento culturale, come prima condizione di consapevolezza del problema. La diversa abilità psichica e fisica di un soggetto non dovrebbe, in alcun modo, rappresentare un elemento di emarginazione, ma un’opportunità di crescita e di sviluppo, non solo per il portatore di disabilità ma per una comunità che voglia definirsi includente. Gli adulti autistici, per esempio, s’impattano il più delle volte con problemi di inserimento lavorativo o, nei casi più fortunati, con occupazioni sotto mansionate e poco remunerative. Il pregiudizio, infatti, alimenta spesso condizioni già di per sé compromesse. Ma, da ricerche scientifiche risulta che i soggetti autistici hanno un potenziale molto alto nelle attività di Informatica, soprattutto nell’utilizzo dei software. Alcune aziende americane del settore hanno accertato che l’impiego di soggetti autistici produce esiti di buona produttività nel controllo dei codici software e nel riconoscimento dei loro schemi di funzionamento. Ciò grazie alla ripetitività delle azioni nella fase di analisi, congeniale agli autistici. Anche la difficoltà di gestione dei problemi relazionali che potrebbero sorgere dal contatto di tali soggetti con i propri colleghi, o il disturbo che particolari rumori potrebbe arrecare ad essi in caso di ripetuta esposizione, potrebbero essere risolti con le buone pratiche del telelavoro. Il lavoro domiciliare, in ambiente familiare e tutelato, potrebbe impegnare, durante alcune fasi di lavorazione, il contributo fattivo degli autistici, con loro reale gratificazione per la mansione svolta. Il 2 Aprile u.s. si è celebrata la Nona Edizione della Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, promossa dall’ONU. Il Ministero della Salute ha stanziato due milioni di euro, da investire nel prossimo triennio, per la ricerca, ai fini di una diagnosi precoce, e per l’assistenza. Poter intervenire precocemente sui soggetti a rischio, che presentano comportamenti atipici, permette di recuperare trattamenti del comportamento per consentire nella futura vita adulta livelli di vivibilità e di funzionalità accettabili. Gli studi recenti hanno dato vita, sul piano tecnologico, a forme di riabilitazione robotica su piattaforme. Nuove applicazioni sono state strutturate per insegnare ai bambini autistici a comunicare ed a interagire attraverso la traduzione vocale del loro pensiero con algoritmi che traducono le immagini più utilizzate dal soggetto. Farsi carico di tali problematiche, per una società che si voglia definire civile, è fondamentale. I diritti ed i doveri dell’uomo e del cittadino, espressi dalla Carta Costituzionale, non hanno fondamento di sostanzialità se lo Stato e la società civile non promuovono pari opportunità per la reale integrazione dei disabili. Forme di sterile assistenzialismo non servono se si vogliono realmente riconoscere i diritti dell’uomo. Ciò di cui veramente hanno bisogno le persone disabili e, nel nostro caso specifico, i soggetti affetti da autismo è la normalità. Cosa significa normalità se non una condizione quotidiana in cui tutti possono esprimere le loro possibilità, i loro bisogni, le loro capacità per realizzare progetti di vita autonoma e per costruire orizzonti di senso? Recentemente nella Regione Campania si è accesso un dibattito su tale problematica e, nella legge di stabilità 2016, sono stati stanziati fondi per le risorse umane e strumentali, ai fini dell’adozione di percorsi diagnostici personalizzati e della precocità della diagnosi e della riabilitazione. La Regione Campania considera la presa in carico di soggetti affetti da spettro dell’Autismo attraverso il Coordinamento dei servizi di cura domiciliare, sociosanitari e materno-infantile. L’AIAS da molti anni affronta tale problematica per l’individuazione dei segni precoci dell’autismo e per il trattamento di interventi terapeutici mirati. Attraverso personale qualificato e l’intervento congiunto di psicologi, sociologi, medici, famiglie ed assistenti nel settore socio-sanitario, l’AIAS lavora già in età precoce sulle relazioni dei bambini con le loro famiglie e sull’interazione sociale, ivi compreso l’inserimento nelle scuole. I disturbi neurobiologici e cognitivi vengono trattati in modo multidisciplinare grazie alle risorse materiali e strumentali necessarie, al lavoro di osservazione sul campo e al coordinamento di percorsi individualizzati con un lavoro capillare e specifico con e sulle famiglie. L’Autismo esce fuori dal silenzio quando tante azioni, di diversa provenienza e competenza, concorrono con loro necessaria sensibilità.
di Assunta Pagliuca
Sociologa e Docente – AIAS Casoria